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Accipe vestem candidam

Markers, pencil, digital manipulation; 2019

“Accipe vestem candidam, quam pérferas immaculatam… ut habeas vitam ætérnam”.

Ricevi questa veste bianca, che possa tu portare senza macchia… per avere la vita eterna.

A causa del peccato originale l’uomo si è trovato nudo, privo di quello spirito che lo avvolgeva e ricopriva. Uno spirito simboleggiato da una veste candida, luminosa, che copre la nudità, segno della miseria umana.

È durante il sacramento del Battesimo che riceviamo solennemente questa nuova veste, rivestendoci di Cristo e ritornando alla preesistenza: “Vi siete rivestiti di Cristo”, dice San Paolo.

È questo il tempo della trasformazione, che l’artista vuole esprimere nell’opera “Accipe vestem candidam” con un gioco di metafore, dove della vestizione è figurata, non intesa come una vera e propria veste materiale, ma piuttosto come un alito, un flato divino che avvolge, coprendo la nudità umana con un oro che illumina e fortifica.

La centralità del simbolismo della veste battesimale come metafora, che troviamo in San Paolo, viene assunta e interpretata dall’artista non come passaggio dall’impuro al puro, ma come splendore del divino: dal volto del battezzato non trapela alcuna tristezza, ma una grande pace e un desiderio di continuare a rilucere di splendore spirituale durante tutta l’esistenza terrena, per guadagnarsi la vita eterna, come insegna Cirillo di Gerusalemme.

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Ex corpore

Charcoal, pencil, digital manipulation; 2018

Un excursus nella zona più intima e potente del misticismo cattolico. Possiamo definire così l’opera “Ex Corpore”, un dipinto che trae la sua ispirazione dall’estasi religiosa e, ancor più, dal gioco del coinvolgimento di corpo e spirito durante la transverberazione. Un attimo eterno, breve ma infinito, raggiunge Dio inteso come Amore universale, come principio e fine di tutto, di noi stessi, della nostra materialità e spiritualità.

L’artista intende proprio cercare di fotografare quell’attimo, di immortalarlo ovvero renderlo immortale, pur nella caducità del mondo. La Ferita d’Amore, come viene chiamata la transverberazione al più alto livello è interpretata letteralmente come una lacerazione delle carni, proprio come ce la descrive Santa Teresa d’Avila. Ma dalla ferita non esce sangue, esce la nostra interiorità, il nostro io che si fa mondo, in una universalità circondata dall’amore di Dio.

Alla fine, è questo il messaggio che l’artista ci lancia dal suo ‘Ex Corpore’: Dio è amore, “Amor che move il sole e l’altre stelle“, “… unimento spirituale de l’anima e de la cosa amata“, dell’anima con Dio e di Dio con i suoi figli.